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Archive for July, 2010

Un brindisi da 600 sterline per la marina britannica


29 Jul

Non vi dispiace spendere 600 sterline dei vostri risparmi per il piacere di una stappare una bottiglia Rum? Bene, il Black Tot Last Consignment British Royal Naval Rum è quello che fa per voi. Che sarebbe? Beh è l’ultima rimanenza della famosa razione di rum della Royal Navy (Black Tot. Day), che è stata ufficialmente abolita il 31 luglio del 1970.
Bene da quella data rimasero dei barili di rum non utilizzati, che furono importati dalle Indie occidentali dalla ED & F Man & Co e lasciati indisturbati fino ai giorni nostri nei magazzini della HM.
Ora, per celebrare il 40° anniversario del Black Tot. Day sono state messe in commercio 6.000 bottiglie dello scuro rum a 54,3°, e  al prezzo appunto di 599 sterline.

Nella confezione, ovviamente di legno, è contenuto un libricino sulla storia della marina britannica e sui distillati a cura di Dave Broom, un certificato di autenticità, e sopratutto la coppa di rame che riproduce fedelmente la razione giornaliera.

Per chi volesse acquistarlo è in vendita su The Whisky Exchange
Per chi vuole invece approfondire, c’è il sito ufficiale http://www.blacktot.com/

Infine ecco la recensione di Dave Broom:
Colore: Mogano brillante, con riflessi scarlatti. Al naso le iniziali note di melassa precedono la cioccolata scura e la frutta scura molto stagionata, seguite da zucchero e noce. E’ sufficiente una goccia d’acqua per far emergere note di banana, radice di liquirizia, tamarindo e note esotiche e balsamiche. Al palato è denso e dolce, inizia piano con la quercia e poi un’esplosione di ribes e crème de cassis seguite da espresso e cacao. Infine il finale è lungo con un sapere di legno, frutta nera e tabacco di sigaro.

Rum Time v 3.0


22 Jul

Blog aggiornato alla versione 3.0 di WordPress, cosa cambia? Per ora ancora nulla, ma ora studio tutte le novità!

La nuova guerra del Rum


14 Jul

Eh sì, sembra che i tempi del pirata Henry Morgan siano tornati, e che le acque dei Caraibi saranno tranquille ancora per poco tempo. Chi si scontra? Beh Porto Rico da una parte e le Isole Vergini Britanniche dall’altra…insomma la vecchia storia degli Spagnoli contro gli Inglesi, anche se di Spagna e di Inghilterra oramai c’è rimasto ben poco. Il motivo del contendere? Beh non potevano essere che i soldi, miliardi di dollari per l’esattezza, legati in questo caso alle imposte sulla vendita dei superalcolici, e vista la zona è meglio chiarire subito che stiamo parlando del nostro alcolico preferito, ovvero il Rum.
Entrambe le isole sono territori appartenenti agli Stati Uniti, anche se non sono effettivamente membri dell’Unione, fatto sta che il governo americano da tempo impone una tassa di 13,50 dollari per ogni gallone di alcol venduto (circa 4 euro al litro), dei quali trattiene 25 centesimi ed il resto lo rigira al paese produttore del rum, in questo caso Porto Rico e Isole Vergini.
Ma qual è il problema? A Porto Rico hanno attualmente sede le distillerie della Bacardi e della Diageo per la linea Captain Morgan, ora le Isole Vergini hanno proposto a Diageo di spostare la produzione sulle Isole Vergini e di costruire una nuova distilleria a St. Croix in cambio di una quota del 50% sulle imposte ricevute dal governo americano (contro il 10% che attualmente gli corrisponde il governo portoricano). L’offerta è arrivata casualmente proprio a ridosso della scadenza dell’accordo tra Diageo e Portorico (2011).
Il tutto si è trasformata in una guerra nel congresso di Washington tra i rappresentanti Ispanici che favoreggiano Portorico e che hanno proposto un tetto del 10% alla commissione che può essere girata ai produttori, e dall’altra i rappresentanti afroamericani che favoreggiano le isole Vergini e che hanno chiesto il ritiro della proposta di legge.
Tanto per chiarire la Diageo incasserebbe dall’accordo trentennale con le Isole Vergini circa 2,7 miliardi di dollari…dollari ovviamente dei contribuenti americani, sì perchè l’obiettivo dell’imposta della vendita di alcolici sarebbe quella di disincentivarne il consumo e rifarsi dei costi sociali che il consumo eccessivo comporta.
Infine come ogni guerra commerciale americana che si rispetti, Bacardi e Diageo hanno scelto i loro lobbysti di professione, spendendo rispettivamente 1 e 3 milioni di dollari…insomma la guerra è solo all’inzio, speriamo solo che a farne le spese non sia il Rum.

Saint James: Cuvée Anniversaire 240 ans


12 Jul

Ho deciso, questa è la settimana della Martinica, quindi dopo l’assaggio del meraviglio Neisson Extra Vieux ho deciso di rimane nella piccola isola caraibica per provare il poco comune Saint James 240° anniversario. Anniversario di cosa? Beh della fondazione della piantagione di zucchero di canna alle pendici del monte Pelee esattamente nel 1765. Questo cuvée è stato infatti preparato per il 2005 ma in realtà è uscito un paio di anni dopo, e si comincia a trovare in Italia solamente da poco tempo.

La prima sorpresa è che la bottiglia non è quadrata, come è invece tradizione della Saint James fin dal 1882, ma dobbiamo “accontentarci” di una caraffa stile Millonario XO e Clément Homere. Il tutto confezionato in una bella cassetta di legno con l’interno foderato. Il rhum è un blend dei migliori Très Vieux Rhums della distilleria di Sainte-Marie, ma vista la pessima esperienza del Millesimé 2000 mi fido poco delle parole e della confezione e preferisco invece passare ai fatti.

Il colore è un bell’ambra acceso con tenui riflessi dorati, una volta passato nel bicchiere le evidenti onde alcoliche ci avvertono dei 43% e se loro non sono sufficienti ci penserà subito dopo il naso ad avvertici della buona dose alcolica di questo cuvée. Il tutto insieme a profumi di sottobosco e legno lavorato, per quanto dopo qualche minuto anche le spezie cominciano a fare la loro comparsa; ricordiamo che è un agricolé e che la componente vegetale è sempre molto sviluppata.

Una volta in bocca la prima sensazione sono le note tostate, soprattutto caffè e nocciole, seguite dal miele, ma anche qui il legno la fa da padrone, forse anche in modo eccessivo tanto che risulta poco equilibrato ma comunque di buona complessità. Il finale è ovviamente fruttato, si riesce a cogliere la banana e la prugna, ma onestamente non eccezionale.

Sinceramente, come ogni volta che bevo Saint James, sono rimasta perplessa e non riesco a dare un giudizio a questo rhum, perchè da una parte è un perfetto agricolé, fruttato e speziato, dall’altra l’eccessivo legno lo rende più simile ad un Cognac che a un rum. Ma ripeto questa ambivalenza la trovo in tutti i rum di Saint James, e probabilmente è un marchio di fabbrica che li rende ottimi e strani allo stesso tempo. Una cosa sola posso consigliare…provatelo se potete.

Giudizio Finale: ?/10
Prezzo: intorno ai 110 euro

Recensione: Neisson Rhum Agricole Extra Vieux


08 Jul

Finalmente la Martinica, l’unico paese nel quale esiste una normativa per la produzione e l’invecchiamento del rum, anche se in realtà non è la Martinica a possederla bensi la Francia, visto che l’isola di Martinica è a tutti gli effetti facente parte del territorio francese. Poco ci importa, per una volta almeno sappiamo quello che c’è nella bottiglia di rum che stiamo bevendo, e in questo caso stiamo bevendo un dei migliori agricolé sulla piazza.
Come si capisce da nome, il rhum in questione è prodotto da puro succo di canna da zucchero ed è invecchiato per un minimo di 8 anni. Ha una gradazione alcolica di 45° e questo influenzerà non poco la nostra degustazione. Prima però un piccolo passaggio su cosa rappresenta la Martinica nell’universo rhum, stiamo parlando infatti dell’isola con la più alta concentrazione di distillerie di tutti i Caraibi e dove la produzione della canna da zucchero è la prima risorsa economica, anche se negli ultimi anni sta per essere sorpassata dalla coltivazione delle banane. In pratica il paradiso di ogni amante del rum (o rhum). Bisogna anche considerare che quasi tutte le distillerie sono state ricostruite dopo l’eruzione del Monte Pelee del 1902, e che molti dei produttori attuali hanno portato dalla Francia i processi di produzione del Cognac e dell’Armagnac adattandoli al Rhum…insomma quando si sceglie un Rhum Martinica difficilmente si sbaglia.
Veniamo ora al Neisson XO, come dicevo prima i 45% ci avrebbero influenzato e non poco, infatti appena si stappa la bottiglia si viene investiti da uno strepitoso bouquet fruttato misto a note alcoliche (appunto i 45%) che non hanno precedenti in nessuna altro rhum agricolé, una tale potenza associata a così spiccate note di vaniglia e cocco è veramente sbalorditiva. Tanto che anche il morbido colore ambrato di questo rum passa in secondo piano. :D
Basta versarlo nel bicchiere ed attendere 5 minuti (sì proprio 5 minuti), per scoprire che le sensazioni iniziali non erano solo fumo, infatti il bouquet si allarga e alla vaniglia si aggiungono note soffici e fruttate, mai forti e come ci si aspetta da un agricolé mai dolci. Al palato si mantiene equilibrato, ma solo dopo che il calore iniziale è svanito e la sua delicata personalità emerge dalle note alcoliche, insieme ad un leggero senso di affumicato, ma senza note pepate; il finale è poi perfetto, ne breve ne troppo complicato. Una parola sola per descriverlo…favoloso!

Voto finale: 9/10
Prezzo: intorno ai 60 euro (state attenti a prendere quello con la lacca verde!)

Rum Time

Il Rum, ron in spagnolo e rhum in francese, è ormai il distillato più richiesto in Italia, ideale per la creazione di cocktail e per essere degustato in purezza.


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