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Recensione: Bundaberg Distiller’s n°3 – Un orso tra i canguri

03 Sep

Sarà per la voglia di Australia che mi accompagna da quando ero bambina, ma per una volta voglio recensire un rum che non sia caraibico, e che anzi da quei mari è lontanissimo.
Sto parlando del Bundaberg n°3, prodotto dalla più importante distilleria australiana, la Bundaberg Distilling Company, con sede vicino a Brisbane nella regione del Queensland (Australia orientale). La compagnia nasce più di 100 anni fa, ed oggi è appunto la più importante produttrice di distillati del continente Australiano. A dir la verità però i suoi rum non possono certo essere definiti di alto livello, ma sicuramente materia prima e distillazione hanno sempre prodotto discreti rum.
Veniamo al Distiller’s n°3, la bottiglia è quanto mai particolare, molto simile a quella del Johnny Walker ma con la base che si stringe, singolare e simpatica, l’orso (il logo della Bundaberg) fa capolino nel mezzo dell’etichetta, molto semplice e molto “americana”…insomma, se non ci fosse scritto rum difficilmente si potrebbe indovinare il contenuto. Il n°3 sta ad indicare un triplo filtraggio di un blend di rum con un massimo di 10 anni di invecchiamente. Teniamo presente che questo rum non viene più prodotto dalla Bundaberg e che quindi quelle che si trovano sono le ultime bottiglie disponibili.
Il colore è un ambra molto molto tenue quasi giallo, una volta versato nel bicchiere i 43° alcolici si fanno subito sentire al naso, seguiti però da un buon bouquet floreale, niente di esaltante però, siamo ben lontani da qualsiasi medio rum caraibico. Una volta in bocca, la sua morbidezza e la sua dolcezza ben si accompagnano al leggero overproof rendendo il rum ben bilanciato, ai fiori si accodano anche vaniglia e legno, ma solo dopo troppo tempo, il finale è molto soffice e dolce, però lascia poco in bocca, se non un leggero aroma di spezie.
Tutto sommato un rum non da buttare, probabilmente ottimo per il mixing per i suoi forti sentori di frutta, ma decisamente sconsigliato a chi lo volesse usare per una degustazione.

Voto finale: 6/10
Prezzo: 40/45 euro

Recensione: Silver Seal Dennery Superior 1988 St. Lucia

20 Aug

Prima di acquistarlo ci ho pensato a lungo perchè non ero riuscita a trovare nessuna informazione su questo strano rum, eppure la bottiglia mi intrigava, in fin dei conti era pur sempre un Silver Seal, era un rum prodotto sull’isola di St. Lucia (la patria del Chairman Reserve e dell’Admiral Rodney), aveva un discreto invecchiamento ed il prezzo non era poi eccessivo (50 euro). Ho deciso così di scrivere direttamente alla Silver Seal per avere informazioni su questo loro prodotto, e la risposta che ho ricevuto in poco tempo mi ha definitivamente convinto all’acquisto.

Come detto in precedenza il rum è prodotto sull’isola di St.Lucia nei Caraibi, un isola che dal 1814 è sotto il controllo britannico, ma che ha visto nei precedenti 314 anni (dalla scoperta del 1500) un continuo cambio di proprietà tra Francia e Gran Bretagna. Tutto questo ha avuto enormi ripercussioni su ciò che è St. Lucia oggi, e la produzione del rum non ne è rimasta immune. Sull’isola infatti oggi si producono 21 tipologie di rum (tra marche e stile di produzione) e considerando la dimensione di questa piccola isola, la cosa è veramente sorprendente.

In particolare, il Silver Seal Dennery Superior 1988 è prodotto da melasse ottenute dalla macerazione delle canne da zucchero coltivate intorno alla cittadina di Dennery* (nella quale sorgeva la più importante distilleria dell’isola), è poi distillato in  alambicco a colonne multiple, infine invecchiato per ottenere un distillato di 43° di alchool, non sono riuscita ad avere dettagli sul tipo di invecchiamento ma tutto fa pensare ad almeno 15 anni, abbiamo però l’anno di produzione che è il 1988.

Una volta versato nel bicchiere si nota un colore ambrato decisamente scuro e subito si sentono note vegetali ben persistenti. Attendendo qualche minuto infatti queste note vegetali non svaniscono, ma vengono invece raggiunte da noci e cocco, per chiudere con senso di affumicato. In bocca si nota un struttura decisamente complessa, i 43° sono piacevoli e caldi, erbe aromatiche, noci ed agrumi si bilanciano benissimo con mou e caramello, il passaggio al finale è perfetto, liscio e pulito, lasciando anche qui un senso di affumicato e tostato molto piacevole.

Sono rimasta decisamente sorpresa da questo rum e sarà stato per il tempo dedicato a trovare informazioni e notizie, ma sono veramente soddisfatta.

Voto finale: 8/10
Prezzo: intorno ai 50 euro

*In realtà Daniele di Rumclub mi ha fatto notare che dal 1983 non si coltiva più canna da zucchero sull’isola di Santa Lucia, quindi molto probabilmente questa notizia non è corretta.

Un nuovo dittatore sbarca in Italia

09 Aug

Nessuna paura, non è tempo di ricordare il ventennio, è solo per annunciare l’arrivo in Italia dei rum Dictador, il 12 years old e il 20 years old, entrambi importati dalla Velier di Genova.
I rum sono prodotti con metodo solera in Colombia dalla distilleria Dictador fondata a Cartagena nel 1913. Questi due rum non sono certo una novità nel panorama mondiale del Rum, solo che la loro fama era fino a qualche tempo fa solamente locale, mentre ora, nonostante un nome che di certo non aiuta la sua commercializzazione, è praticamente sulla bocca di ogni appassionato di rum.
Grande successo hanno infatti avuto durante l’ultimo Miami Renaiessence Rum Festival, dove i due rum sono stati entrambi premiati con la medaglia d’oro nella categoria Rum XP. Da allora, grazie ad una campagna pubblicitaria molto osè, ad un confezionamento finalmente al passo con il tempo, questi rum colombiani sono finalmente arrivati anche in Italia.
Per ora solo il 12 yo sembra facilmente reperibile in Italia (in enoteche specializzate e online), mentre per il 20 sembra si debba attendere ancora qualche tempo ( si trova in vendita online su e-store tedeschi).
Ecco intanto qualche immagine della campagna pubblicitaria e delle bottiglie:

…e Rum Time festeggia i primi 100 followers

05 Aug

Dopo pochi mesi dalla nascita il blog di Rum Time ha già raggiunto i 100 followers, spero che il mio lavoro sia apprezzato, perchè ho intenzione di continuarlo a lungo!

Il Cuba Libre festeggia i suoi primi 110 anni

03 Aug

Certo non è il miglior modo di bere rum, ma alzi la mano chi non ha mai ordinato un Cuba Libre in vita sua! E’ sicuramente un cocktail dissetante e della giusta gradazione alcolica, e a dirla tutta, se fatto bene e con un rum decente, non è poi così malvagio e d’estate è decisamente ottimo.

Ma dicevamo, 110 anni! Sì, tutto iniziò durante la guerra d’indipendenza Cubana del 1898 quando gli americani portarono sull’isola la Coca Cola, che ben presto divenne una bevanda popolarissima sull’isola Caraibica, e nell’agosto del 1900 mentre festeggiava la vittoria, il Capitano Russell dell’esercito degli Stati Uniti, chiese in un bar dell’Havana un Rum Bacardi con Cola e una spruzzata di succo di lime e lo bevve brindando intonando un ¡Por Cuba libre!. La bevanda diventò ben presto popolare nel suo reggimento, e gli venne dato appunto il nome di Cuba libre, nome che porta ancora oggi.

Alla Bacardi ci fanno sapere che da allora sono stati venduti circa 80 miliardi di Cuba libre, non mi chiedete come facciano a saperlo perchè è un mistero, e che ogni giorno ne vengono serviti circa 6 milioni in tutto il mondo. :roll:

Ecco qua l’unica e originale ricetta del Cuba Libre:

2 parti di Rum

4 parti di  Coca-Cola

2 fette di lime

Ghiaccio a cubetti

Riempire un bicchiere alto con i cubetti di giacchio, spremere le due fette di lime nel bicchiere, versare il rum, e completare con Coca Cola

Ed ecco infine un bel video trovato su youtube:

Un brindisi da 600 sterline per la marina britannica

29 Jul

Non vi dispiace spendere 600 sterline dei vostri risparmi per il piacere di una stappare una bottiglia Rum? Bene, il Black Tot Last Consignment British Royal Naval Rum è quello che fa per voi. Che sarebbe? Beh è l’ultima rimanenza della famosa razione di rum della Royal Navy (Black Tot. Day), che è stata ufficialmente abolita il 31 luglio del 1970.
Bene da quella data rimasero dei barili di rum non utilizzati, che furono importati dalle Indie occidentali dalla ED & F Man & Co e lasciati indisturbati fino ai giorni nostri nei magazzini della HM.
Ora, per celebrare il 40° anniversario del Black Tot. Day sono state messe in commercio 6.000 bottiglie dello scuro rum a 54,3°, e  al prezzo appunto di 599 sterline.

Nella confezione, ovviamente di legno, è contenuto un libricino sulla storia della marina britannica e sui distillati a cura di Dave Broom, un certificato di autenticità, e sopratutto la coppa di rame che riproduce fedelmente la razione giornaliera.

Per chi volesse acquistarlo è in vendita su The Whisky Exchange
Per chi vuole invece approfondire, c’è il sito ufficiale http://www.blacktot.com/

Infine ecco la recensione di Dave Broom:
Colore: Mogano brillante, con riflessi scarlatti. Al naso le iniziali note di melassa precedono la cioccolata scura e la frutta scura molto stagionata, seguite da zucchero e noce. E’ sufficiente una goccia d’acqua per far emergere note di banana, radice di liquirizia, tamarindo e note esotiche e balsamiche. Al palato è denso e dolce, inizia piano con la quercia e poi un’esplosione di ribes e crème de cassis seguite da espresso e cacao. Infine il finale è lungo con un sapere di legno, frutta nera e tabacco di sigaro.

Rum Time v 3.0

22 Jul

Blog aggiornato alla versione 3.0 di WordPress, cosa cambia? Per ora ancora nulla, ma ora studio tutte le novità!

La nuova guerra del Rum

14 Jul

Eh sì, sembra che i tempi del pirata Henry Morgan siano tornati, e che le acque dei Caraibi saranno tranquille ancora per poco tempo. Chi si scontra? Beh Porto Rico da una parte e le Isole Vergini Britanniche dall’altra…insomma la vecchia storia degli Spagnoli contro gli Inglesi, anche se di Spagna e di Inghilterra oramai c’è rimasto ben poco. Il motivo del contendere? Beh non potevano essere che i soldi, miliardi di dollari per l’esattezza, legati in questo caso alle imposte sulla vendita dei superalcolici, e vista la zona è meglio chiarire subito che stiamo parlando del nostro alcolico preferito, ovvero il Rum.
Entrambe le isole sono territori appartenenti agli Stati Uniti, anche se non sono effettivamente membri dell’Unione, fatto sta che il governo americano da tempo impone una tassa di 13,50 dollari per ogni gallone di alcol venduto (circa 4 euro al litro), dei quali trattiene 25 centesimi ed il resto lo rigira al paese produttore del rum, in questo caso Porto Rico e Isole Vergini.
Ma qual è il problema? A Porto Rico hanno attualmente sede le distillerie della Bacardi e della Diageo per la linea Captain Morgan, ora le Isole Vergini hanno proposto a Diageo di spostare la produzione sulle Isole Vergini e di costruire una nuova distilleria a St. Croix in cambio di una quota del 50% sulle imposte ricevute dal governo americano (contro il 10% che attualmente gli corrisponde il governo portoricano). L’offerta è arrivata casualmente proprio a ridosso della scadenza dell’accordo tra Diageo e Portorico (2011).
Il tutto si è trasformata in una guerra nel congresso di Washington tra i rappresentanti Ispanici che favoreggiano Portorico e che hanno proposto un tetto del 10% alla commissione che può essere girata ai produttori, e dall’altra i rappresentanti afroamericani che favoreggiano le isole Vergini e che hanno chiesto il ritiro della proposta di legge.
Tanto per chiarire la Diageo incasserebbe dall’accordo trentennale con le Isole Vergini circa 2,7 miliardi di dollari…dollari ovviamente dei contribuenti americani, sì perchè l’obiettivo dell’imposta della vendita di alcolici sarebbe quella di disincentivarne il consumo e rifarsi dei costi sociali che il consumo eccessivo comporta.
Infine come ogni guerra commerciale americana che si rispetti, Bacardi e Diageo hanno scelto i loro lobbysti di professione, spendendo rispettivamente 1 e 3 milioni di dollari…insomma la guerra è solo all’inzio, speriamo solo che a farne le spese non sia il Rum.

Saint James: Cuvée Anniversaire 240 ans

12 Jul

Ho deciso, questa è la settimana della Martinica, quindi dopo l’assaggio del meraviglio Neisson Extra Vieux ho deciso di rimane nella piccola isola caraibica per provare il poco comune Saint James 240° anniversario. Anniversario di cosa? Beh della fondazione della piantagione di zucchero di canna alle pendici del monte Pelee esattamente nel 1765. Questo cuvée è stato infatti preparato per il 2005 ma in realtà è uscito un paio di anni dopo, e si comincia a trovare in Italia solamente da poco tempo.

La prima sorpresa è che la bottiglia non è quadrata, come è invece tradizione della Saint James fin dal 1882, ma dobbiamo “accontentarci” di una caraffa stile Millonario XO e Clément Homere. Il tutto confezionato in una bella cassetta di legno con l’interno foderato. Il rhum è un blend dei migliori Très Vieux Rhums della distilleria di Sainte-Marie, ma vista la pessima esperienza del Millesimé 2000 mi fido poco delle parole e della confezione e preferisco invece passare ai fatti.

Il colore è un bell’ambra acceso con tenui riflessi dorati, una volta passato nel bicchiere le evidenti onde alcoliche ci avvertono dei 43% e se loro non sono sufficienti ci penserà subito dopo il naso ad avvertici della buona dose alcolica di questo cuvée. Il tutto insieme a profumi di sottobosco e legno lavorato, per quanto dopo qualche minuto anche le spezie cominciano a fare la loro comparsa; ricordiamo che è un agricolé e che la componente vegetale è sempre molto sviluppata.

Una volta in bocca la prima sensazione sono le note tostate, soprattutto caffè e nocciole, seguite dal miele, ma anche qui il legno la fa da padrone, forse anche in modo eccessivo tanto che risulta poco equilibrato ma comunque di buona complessità. Il finale è ovviamente fruttato, si riesce a cogliere la banana e la prugna, ma onestamente non eccezionale.

Sinceramente, come ogni volta che bevo Saint James, sono rimasta perplessa e non riesco a dare un giudizio a questo rhum, perchè da una parte è un perfetto agricolé, fruttato e speziato, dall’altra l’eccessivo legno lo rende più simile ad un Cognac che a un rum. Ma ripeto questa ambivalenza la trovo in tutti i rum di Saint James, e probabilmente è un marchio di fabbrica che li rende ottimi e strani allo stesso tempo. Una cosa sola posso consigliare…provatelo se potete.

Giudizio Finale: ?/10
Prezzo: intorno ai 110 euro

Recensione: Neisson Rhum Agricole Extra Vieux

08 Jul

Finalmente la Martinica, l’unico paese nel quale esiste una normativa per la produzione e l’invecchiamento del rum, anche se in realtà non è la Martinica a possederla bensi la Francia, visto che l’isola di Martinica è a tutti gli effetti facente parte del territorio francese. Poco ci importa, per una volta almeno sappiamo quello che c’è nella bottiglia di rum che stiamo bevendo, e in questo caso stiamo bevendo un dei migliori agricolé sulla piazza.
Come si capisce da nome, il rhum in questione è prodotto da puro succo di canna da zucchero ed è invecchiato per un minimo di 8 anni. Ha una gradazione alcolica di 45° e questo influenzerà non poco la nostra degustazione. Prima però un piccolo passaggio su cosa rappresenta la Martinica nell’universo rhum, stiamo parlando infatti dell’isola con la più alta concentrazione di distillerie di tutti i Caraibi e dove la produzione della canna da zucchero è la prima risorsa economica, anche se negli ultimi anni sta per essere sorpassata dalla coltivazione delle banane. In pratica il paradiso di ogni amante del rum (o rhum). Bisogna anche considerare che quasi tutte le distillerie sono state ricostruite dopo l’eruzione del Monte Pelee del 1902, e che molti dei produttori attuali hanno portato dalla Francia i processi di produzione del Cognac e dell’Armagnac adattandoli al Rhum…insomma quando si sceglie un Rhum Martinica difficilmente si sbaglia.
Veniamo ora al Neisson XO, come dicevo prima i 45% ci avrebbero influenzato e non poco, infatti appena si stappa la bottiglia si viene investiti da uno strepitoso bouquet fruttato misto a note alcoliche (appunto i 45%) che non hanno precedenti in nessuna altro rhum agricolé, una tale potenza associata a così spiccate note di vaniglia e cocco è veramente sbalorditiva. Tanto che anche il morbido colore ambrato di questo rum passa in secondo piano. :D
Basta versarlo nel bicchiere ed attendere 5 minuti (sì proprio 5 minuti), per scoprire che le sensazioni iniziali non erano solo fumo, infatti il bouquet si allarga e alla vaniglia si aggiungono note soffici e fruttate, mai forti e come ci si aspetta da un agricolé mai dolci. Al palato si mantiene equilibrato, ma solo dopo che il calore iniziale è svanito e la sua delicata personalità emerge dalle note alcoliche, insieme ad un leggero senso di affumicato, ma senza note pepate; il finale è poi perfetto, ne breve ne troppo complicato. Una parola sola per descriverlo…favoloso!

Voto finale: 9/10
Prezzo: intorno ai 60 euro (state attenti a prendere quello con la lacca verde!)

Rum Time

Il Rum, ron in spagnolo e rhum in francese, è ormai il distillato più richiesto in Italia, ideale per la creazione di cocktail e per essere degustato in purezza.


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